Tavolata di San Giuseppe (18 - 19 Marzo)

giovedì 19 marzo 2015

 

 

San Giuseppe era un artigiano di paese, un uomo dalla vita semplice e dura allo stesso tempo. Non si vergognava delle sue umili origini. Giuseppe è il padre, il capo della Sacra Famiglia. Un padre silenzioso, onesto e fedele alla parola di Dio. Da tutti definito un uomo giusto, il falegname di Nazaret.

San Giuseppe è il giorno dell'abbondanza per tutti i cittadini. Molte famiglie, come tradizione, invitano tre pezzenti: una donna, un uomo anziano ed un ragazzo. Le pietanze servite sono tredici, numero equivalente ai tredici privilegi di San Giuseppe, e questi sono: maccheroni, legumi, baccalà e i tradizionali cavezuni.

In passato, i festeggiamenti in onore di San Giuseppe, a Larino, iniziavano il 23 Gennaio, giorno dello "Sposalizio del Santo" e continuavano fino al 19 Marzo. Sono purtroppo poche le famiglie che ancora oggi si dedicano all'allestimento degli altari in onore del Santo. Le litanie e le orazioni in onore del Santo venivano recitate tre giorni prima dello Sposalizio e per trenta giorni consecutivi prima del 19 Marzo.  La tavola esprimeva un sentimento di pietà e di solidarietà verso i poveri ed i viandanti ai quali veniva offerto qualcosa da mangiare; la stessa tavola veniva e viene tuttora riccamente bandita per manifestare gratitudine al Santo e per adempiere, probabilmente, ad una promessa di voto con un sentimento profondamente religioso. Tutti i preparativi della festa si svolgono innanzi al quadro del Santo. Questa festa viene vissuta con animo semplice, non esistono sentimenti di rivalsa o di competizione con gli altri altari.

Gli altari sono addobbati con ricche tovaglie di lino, vasi di fiori e piantine di grano, vengono allestiti nove giorni prima del 19 Marzo per recitare la novena. Su alcuni altari sono presenti delle campane di vetro che racchiudono piccole statue di Santi custodite gelosamente come testimonianza religiosa e culturale. Gli altari venivano benedetti il 18 Marzo, insieme a tutte le pietanze ancora crude e ben esposte su tovaglie candide in attesa di esser consumate il giorno seguente.

L'allestimento della tavola avviene con scrupolo rigoroso, si narra che un ciuffo di prezzemolo veniva fatto uscire dalla bocca dei pesci in segno di "verbo", parola, e quindi il momento adatto per la benedizione. Le famigglie che allestiscono gli altari e le tavolate, una settimana prima preparano la mollica che verrà utilizzata per condire la pasta. Vengono, inoltre, fritte le "scrippelle" per essere poi distribuite ai visitatori delle Cappelle in nome di Gesù e Maria. Dopo la benedizione degli altari, verso mezzanotte, iniziava la cottura delle tredici pietanze: fave, ceci, fagioli e cicerchie che venivano cotte per prima e poi miscelate per la "pezzente", poi si passava ai piatti a base di baccalà, funghi, asparagi, pesce, riso, lumache, rape, arance zuccherate. Mancano ovviamente, in segno di penitenza, i piatti a  base di carne. Durante la preparazione non va assaggiato nulla, anche in segno di rispetto verso il Vecchio, la Vecchia ed il Bambino ai quali spettava il primo assaggio.

Uno degli aspetti più caratteristici della tradizione legata alla tavola di San Giuseppe, era il classico giro delle Cappelle. Questa era l'occasione per ritrovare parenti ed amici per pregare e per scherzare insieme.

 

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